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Al mondo ci sono due categorie di persone: i bugiardi, e quelli che vanno su internet a cercare qualcosa e, non si sa bene come, dopo venti minuti stanno guardando un cane che suona la batteria in Canada (che tra l’altro esiste ed è fantastico, trovi il link in fondo all’articolo).

A volte mi viene da ridere pensando a quanto tempo ed energie investo per aiutare gli altri ad essere più produttivi e poi mi ritrovo a guardare le foto dei figli di Fedez nel mezzo del lavoro.

Ogni volta che mi capita c’è un momento preciso in cui mi accorgo che la mia attenzione è stata completamente dirottata: sento come una doccia fredda e la mia severa coscienza che mi chiede “come ci sei arrivato qui? E da quanto tempo stai vagando per l’internet?” come se fino a quel punto avessi vissuto un’esperienza extra-corporale .

Una geniale vignetta di Cyanide & Happiness sul tema delle distrazioni online

Perchè la distrazione è così forte da portarci con sè in un viaggio fuori dalla nostra coscienza?

Se fosse semplicemente dovuto alla bravura di titolisti e pubblicitari sarebbe relativamente semplice risolvere il problema e la buona notizia è che spesso è davvero così. In quei casi basta un po’ di disciplina, un buon sistema di organizzazione del tempo e forse qualche strumento in più: nulla che non si possa fare con un semplice corso o workshop e un po’ di abnegazione.

Ma a volte la distrazione è la risposta del nostro cervello a qualcosa di più profondo della superficiale curiosità destata da un titolo o da una foto (per quanto quel fottuto gatto possa essere carino).

La verità è che evitiamo il dolore attraverso la distrazione.

Trasportiamo le nostre menti in uno spazio ed in un tempo diversi, dove ci sentiamo al sicuro dal dolore che quello che stiamo facendo ci provoca. In questo senso non c’è nulla di male nella distrazione. E’ un meccanismo di difesa. Tuttavia, se ci concediamo acriticamente alla distrazione rischiamo di divenirne il passeggero. A quel punto quello che era un meccanismo di difesa dal dolore diventa doloroso esso stesso, come quando si abusa di un farmaco.

Vi capita mai di avere Facebook o Instagram aperti sul vostro browser e quando andate ad aprire un’altra scheda istintivamente scrivete di nuovo… l’indirizzo di Facebook o Instagram? Ecco, quello è il vostro cervello che ha sviluppato uno script automatico per dirottarvi e lo sta usando. Quando il pilota automatico prende il controllo e continua a portarci fuori dal nostro tracciato di attenzione si verificano problemi di produttività e se non li risolviamo in fretta questi possono degradare in mancati obiettivi, cattivo equilibrio tra vita lavorativa e familiare, problemi di autostima1.

Di fronte a questa minaccia alcune persone scelgono un approccio radicale cercando di eliminare le distrazioni dalle proprie vite. E’ come decidere di dimagrire smettendo di mangiare del tutto.

Non dobbiamo pretendere di togliere di mezzo ogni distrazione, ma piuttosto renderla evidente per poi controllarla. Invece di rimandare una scadenza perché ci siamo ridotti a perdere una giornata a guardare video di giardinaggio, dobbiamo dedicare coscientemente un po’ del nostro tempo ad imparare il giardinaggio guardando magari un video al giorno, in modo che non impatti coi nostri obiettivi ed allo stesso tempo ci dia soddisfazione.

L’obiettivo non è eliminare la distrazione in se’, ma piuttosto eliminare la sua compulsione.

Noi pensiamo di sapere come usiamo il nostro tempo, ma di solito ci sbagliamo. La verità è che come umani siamo piuttosto scarsi a fare stime su noi stessi. Uno studio condotto in UK su come viene usato il tempo in ufficio ha mostrato come appena il 32% di una giornata lavorativa viene occupato a produrre valore2. I dati sono consistenti anche in altre nazioni, ma nessun lavoratore al mondo stimerebbe in tutta onestà di perdere così tanto tempo.

Solo i dati ci possono tirare fuori dalla palude della nostra auto-condiscendenza. I dati possono mostrarci le cose per come sono.

Quello che dobbiamo fare è usare questi dati per essere coscienti delle nostre distrazioni: dobbiamo assicurarci di sceglierle e che non siano loro a scegliere noi. Dobbiamo essere noi che attivamente decidiamo di immergerci nella distrazione, piuttosto che cadervi dentro ed essere incapaci di tirarcene fuori. La distrazione va canalizzata, pianificata e moderata in dosi salutari e che non siano una minaccia per la nostra produttività o addirittura per la salute3.

Tutto questo si può imparare: serve produrre i dati per far emergere i nostri comportamenti, stabilire routine stabili e allineare i nostri obiettivi con la pianificazione delle nostre giornate.

N.B. : ecco il video del cane che suona la batteria.

Riferimenti:

1. Gazzaley, A. (2012). How mobile tech can influence our brain, CNN.

2. Curtin, M. (2016). In an 8-Hour Day, the Average Worker Is Productive for This Many Hours, Inc.

3. Wortham, J. (2012). I Took a Web Detour, and Now I Feel Better, The New York Times.

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